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Truffe WhatsApp: come rubano l'account e come difendersi

Andrea Galeazzi intervista Marco di No Panic TV: le tecniche usate dai criminali e le impostazioni da controllare subito

Nel video pubblicato sul canale di Andrea Galeazzi, l'autore ospita Marco, esperto di cybersicurezza del canale No Panic TV, per spiegare come funzionano le truffe più diffuse su WhatsApp, come quella del finto amico che chiede soldi con la scusa di un imprevisto dal dentista.

L'obiettivo è sempre il denaro

Secondo quanto raccontato nel video, gli hacker non prendono di mira le persone per accanimento personale, ma per sfruttare la loro rubrica. Ricevere un messaggio da un contatto già salvato, di cui si vede nome e foto, abbassa le difese e rende la truffa molto più credibile.

Tre modi per rubare un account

Marco descrive tre tecniche principali. La prima è il furto del codice OTP: il criminale inserisce il numero della vittima su un altro telefono per configurare WhatsApp e chiede, con un messaggio urgente, di inoltrargli il codice a sei cifre ricevuto per errore.

La seconda tecnica è il ghost pairing: un finto link che imita una pagina Facebook chiede di effettuare il login col numero di telefono, innescando di nascosto una richiesta di apertura di WhatsApp Web e inducendo la vittima a inviare il codice di verifica ricevuto.

La terza riguarda un bug del sistema operativo iOS, presente, stando a quanto detto nel video, nelle versioni fino alla 16.7.12, che permetteva di aprire una sessione WhatsApp Web semplicemente inviando una fotografia con metadati manipolati, senza bisogno che la vittima aprisse alcun link.

Le contromisure suggerite

Nel video vengono indicati alcuni accorgimenti pratici: mantenere aggiornato il sistema operativo, impostare la privacy di WhatsApp in modo che foto, info e gruppi siano visibili solo ai propri contatti, attivare la verifica in due passaggi e controllare periodicamente i dispositivi collegati.

Viene inoltre segnalata una variante che non richiede il furto dell'account: la creazione di un profilo con foto e nome copiati da un contatto reale, ma con un numero diverso, per far credere alla vittima di parlare con un amico o un collega. In questo caso il consiglio è semplice: prima di inviare denaro, verificare sempre con una chiamata diretta.

Fonti

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