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Pietro Michelangeli: "In Italia il sistema non ti fa diventare ricco lavorando, ti lascia ricco se lo eri già"

Nel nuovo video il creator di finanza personale analizza IRPEF, cuneo fiscale, forfettario ed eredità confrontando Italia, Germania, Francia e Spagna

Pietro Michelangeli apre il suo nuovo video con una tesi provocatoria: in Italia non si pagano troppe tasse, sostiene, ma il sistema fiscale è costruito in modo tale da non permettere a chi lavora di arricchirsi, mentre lascia intatta la ricchezza di chi la possedeva già.

Chi è davvero ricco

Prima di entrare nei numeri, Michelangeli propone una sua definizione di ricchezza: essere ricchi significa avere un patrimonio tale da poter smettere di lavorare a vita. Per lui, in Italia, questo si traduce in una casa di proprietà più un milione di patrimonio mobiliare. Sottolinea come questa definizione non riguardi il reddito ma la capacità di generare entrate senza lavorare, criticando il fatto che in Italia si consideri "ricco" chi guadagna anche solo 50.000 euro di reddito.

Le aliquote IRPEF e il confronto europeo

Michelangeli ricostruisce le aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28 a 50.000, 43% sopra i 50.000, a cui si aggiungono addizionali regionali e comunali che portano l'aliquota marginale reale tra il 46 e il 47%. Confrontando l'Italia con altri paesi OCSE nota che l'aliquota massima italiana non è la più alta d'Europa, superata da Danimarca, Francia, Austria, Spagna e Belgio. Il problema, spiega, è la soglia: in Italia il 43% scatta già a 50.000 euro lordi, mentre in Germania il 42% parte da quasi 70.000 e considera il reddito familiare, in Francia il 41% scatta dopo 84.000 e in Spagna il 47% solo sopra i 300.000. Cita anche i dati OCSE sul cuneo fiscale italiano, al 46% per un lavoratore medio single, quinto posto su 38 paesi.

Deduzioni e detrazioni: un muro sopra i 50.000 euro

Il creator distingue deduzioni (riducono l'imponibile) e detrazioni (riducono direttamente le tasse), elencando esempi italiani: detrazione lavoro dipendente, trattamento integrativo, bonus taglio cuneo, spese sanitarie, interessi mutuo, fondo pensione, ristrutturazioni. Secondo lui il risultato è che chi ha reddito medio-basso arriva quasi a non pagare IRPEF, mentre chi supera i 50.000 euro perde gran parte di questi vantaggi, fino all'articolo 16 ter che dal 2025 pone un tetto alle detrazioni sopra i 75.000 euro. Confronta questo con Germania e Francia, dove le spese professionali sono deducibili senza tetti legati al reddito e dove esiste la possibilità di dividere il reddito familiare (il quoziente familiare francese e il meccanismo tedesco), cosa che in Italia non esiste: ogni persona è tassata individualmente.

Il forfettario come scappatoia

Michelangeli definisce il regime forfettario, per chi fattura sotto 85.000 euro, come una delle poche vie di fuga rimaste in Italia, con aliquote dal 5 al 15% su un imponibile già abbattuto. Lo paragona a regimi simili in Francia (limitato nel tempo), Portogallo e Germania, concludendo che per un professionista che fattura tra 50.000 e 85.000 euro il forfettario italiano è probabilmente il regime più generoso dell'Unione Europea, invitando chi può a sfruttarlo.

SRL, dipendenti e il muro del reddito

Analizza anche le società: tra IRES e IRAP l'Italia arriva vicino al 28% di tassazione, in linea con altri paesi europei. Ma sottolinea che chi possiede un'azienda e vuole pagarsi uno stipendio alto ricade comunque nel problema del reddito da lavoro, mentre i dividendi sono tassati al 26%.

L'eredità, il vero regalo fiscale italiano

Un passaggio chiave del video riguarda le successioni: in Italia l'imposta in linea diretta è del 4% solo sopra il milione di euro per erede, una soglia molto più favorevole rispetto a Francia (100.000 euro per figlio, aliquote fino al 45%), Germania (400.000 euro, 7-30%), Regno Unito (325.000 sterline, 40%) o Irlanda (400.000 euro, 33%). Per questo motivo, dice, uno dei modi migliori per arricchirsi in Italia resta ereditare.

Tasse sugli investimenti e conclusione

Sulle plusvalenze, tassate al 26%, Michelangeli esprime un'opinione personale: ritiene che questo reddito non debba avere un'aliquota fissa separata, ma che dovrebbe essere tassato in modo più alto per i grandi patrimoni, giudicando una "stortura" che un miliardario paghi il 26% sulle plusvalenze mentre un lavoratore dipendente tra 50.000 e 60.000 euro venga tassato al 43%. Conclude invitando gli spettatori a sfruttare bonus, deduzioni e detrazioni disponibili e apre la discussione nei commenti sul tema.

Questo articolo riassume le opinioni espresse da Pietro Michelangeli nel video: non è una consulenza finanziaria né una raccomandazione di investimento.

Fonti

🤖 Articolo redatto con l'ausilio dell'intelligenza artificiale a partire dalle fonti indicate e verificato automaticamente. Come lavoriamo