iPhone 18 Pro: The Vergecast spiega perché il software conta più dell'apertura variabile
Nel podcast di The Verge, Allison Johnson e David Imel discutono le vere novità della fotocamera del nuovo iPhone
Nel nuovo episodio del Vergecast, podcast di The Verge, si discute a fondo delle novità fotografiche dell'iPhone 18 Pro, con la partecipazione della senior reviewer Allison Johnson e del guest host David Imel.
L'apertura variabile non è la vera notizia
Secondo Allison Johnson, che ha recensito il telefono, l'apertura variabile — la novità più pubblicizzata — è in realtà la meno rilevante nell'uso quotidiano. Nei suoi test, il sistema resta quasi sempre bloccato su f1.8 in modalità automatica, e i casi in cui conviene chiudere il diaframma sono rari, come nelle foto di gruppo dove serve più profondità di campo.
Le vere novità sono nel software
I due ospiti sottolineano invece l'importanza dei nuovi controlli Pro introdotti nell'app fotocamera nativa: finalmente è possibile impostare tempi di esposizione fino a un secondo, ottenendo effetti di scia simili a un otturatore lento, oltre a modificare manualmente il bilanciamento del bianco. David Imel definisce questa integrazione più elegante rispetto a quella di altri produttori di smartphone, perché le impostazioni avanzate restano accessibili senza dover navigare in mille sottomenu, anche se lamenta che l'app resetti le impostazioni ogni volta che viene chiusa.
David Imel racconta poi che Apple ha rilavorato l'intera pipeline di elaborazione delle immagini: il rapporto segnale-rumore migliorato, dovuto anche alla maggiore apertura massima, ha permesso di ridurre la nitidezza artificiale applicata alle foto. Nei suoi test in Arizona ha notato immagini meno
Fonti
- The Verge (EN) — The real story of the iPhone 18 Pro's camera | The Vergecast
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