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ChatGPT ci rende stupidi? Ballarani: "rischio sentirci intelligenti senza aver pensato"

Il creator ripercorre la storia delle paure verso ogni nuova tecnologia, dalla scrittura di Socrate a ChatGPT

Un nuovo video di Gianluigi Ballarani affronta una domanda che circola sempre più spesso: ChatGPT ci sta rendendo stupidi? La risposta che offre non è un semplice sì o no, ma un percorso storico che aiuta a inquadrare meglio il problema.

Una paura antica quanto la scrittura

Ballarani parte da Platone: nel Fedro, Socrate sosteneva che la scrittura avrebbe indebolito la memoria, facendo accumulare parole senza una vera conoscenza, dando solo "l'apparenza della conoscenza". Da lì il creator elenca una serie di episodi simili nella storia: nel 1906 i libri venivano descritti come un narcotico moderno, capace di far perdere il cervello come bere o fumare. Poi fu il turno della radio, accusata di provocare insonnia, brutti voti, decadimento culturale e persino tempeste. Nel 1925, racconta Ballarani, alcuni giornali arrivarono a sostenere che ascoltare troppo la radio causasse rughe sul viso, coniando il termine "radio wrinkle".

Fumetti, videogiochi, internet: lo stesso schema

Negli anni Cinquanta toccò ai fumetti, accusati di corrompere i bambini trasformandoli in delinquenti. Ballarani cita uno psichiatra che alimentò un panico tale da contribuire a un'inchiesta del Senato americano e alla censura dei fumetti, per poi rivelare che decenni dopo una ricercatrice ha scoperto che quello studioso aveva alterato citazioni, età e testimonianze per far coincidere le prove con la propria tesi. Stessa sorte per videogiochi, internet e Google: nel 1995 una copertina dedicata al cyberporn si basava, secondo il creator, su uno studio che generalizzava una piccola parte estrema della rete all'intera internet.

Il meccanismo, spiega Ballarani, si ripete sempre: arriva uno strumento nuovo, gli affidiamo una capacità che prima esercitavamo da soli e interpretiamo quel cambiamento come una perdita di intelligenza.

Ma l'AI non è del tutto assolta

Qui il video introduce una svolta: secondo Ballarani, questo schema storico non assolve automaticamente l'intelligenza artificiale. Cita due ricerche: uno studio Microsoft su 319 lavoratori, che ha osservato come una maggiore fiducia nelle AI fosse associata a un minore sforzo critico percepito, e un piccolo studio del MIT che ha misurato una connettività cerebrale più debole durante un esercizio di scrittura svolto con ChatGPT.

Ballarani precisa però che questi studi non dimostrano che l'AI renda stupidi. Quando deleghiamo un compito, il cervello smette di svolgerlo nello stesso modo: è sempre successo, con ogni strumento. La differenza, secondo lui, è che la calcolatrice sostituiva un calcolo, mentre l'intelligenza artificiale può sostituire anche il ragionamento che porta alla risposta. Questo, dice, è il confine.

Il vero rischio, secondo Ballarani

La conclusione del creator è che si può usare l'AI per liberarsi del lavoro mentale inutile, verificare meglio e arrivare più lontano. Ma se le si consegna anche il giudizio, non necessariamente si diventa stupidi: il rischio più sottile è sentirsi intelligenti senza aver pensato davvero. Ballarani chiude il video chiedendo agli spettatori cosa ne pensano. Nella descrizione cita anche uno spunto ricevuto da un carosello di Francesco D'Isa che ha ispirato la riflessione.

Questo articolo riassume le opinioni espresse da Gianluigi Ballarani nel video: non è una consulenza finanziaria né una raccomandazione di investimento.

Sources

  • Gianluigi Ballarani — CHATGPT CI STA RENDENDO STUPIDI? Nel Fedro di Platone, Socrate racconta che la scrittura avrebbe

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