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"È carina, ma non ditelo a nessuno": come Kodak uccise il digitale che aveva inventato

Starting Finance ricostruisce la parabola di Kodak, dal dominio assoluto della pellicola al fallimento del 2012

Kodak non è fallita per mancanza di tecnologia o di soldi. È fallita, racconta Starting Finance nel suo nuovo video, perché ha inventato il futuro e ha continuato a giudicarlo con i margini del passato.

Il modello perfetto: rasoio e lamette

Tutto parte nel 1888, quando George Eastman fonda quella che diventerà Kodak. L'intuizione, spiega Starting Finance, è rendere la fotografia accessibile: prima macchine precaricate, poi nel 1900 la Brownie, venduta a prezzo quasi simbolico. La strategia è il celebre modello "rasoio e lamette": vendere le fotocamere quasi in perdita per legare i clienti all'acquisto ricorrente di rullini, carta e sviluppo, dove i margini sono altissimi. Secondo il video, Eastman aveva calcolato che ogni macchina avrebbe consumato almeno 20 rullini nel corso della sua vita.

Il risultato è un dominio totale: nel 1976 Kodak controlla il 90% del mercato americano delle pellicole e l'85% di quello delle fotocamere, controllando l'intera filiera, dalla produzione alla distribuzione. Negli anni '80 l'azienda supera i 145.000 dipendenti e nel 1996, quotata in Borsa, vale 28 miliardi di dollari con un fatturato di quasi 16 miliardi.

L'invenzione sepolta

Il paradosso, sottolinea Starting Finance, è che la prima fotocamera digitale della storia nasce proprio dentro Kodak. Nel 1975 l'ingegnere Steve Sasson costruisce un prototipo che pesa 3 kg, scatta solo in bianco e nero con una risoluzione di 0,01 megapixel e impiega 23 secondi per salvare un'immagine. Quando lo presenta ai dirigenti, la risposta - riportata nel video - è passata alla storia: "è carina, ma non ditelo a nessuno".

I manager chiedono quando il digitale potrà arrivare a 2 megapixel: Sasson risponde tra 15 e 20 anni. Da quel momento, spiega Starting Finance, Kodak cade nel classico dilemma dell'innovatore: sviluppare il digitale significherebbe cannibalizzare il business dei rullini, la vera fonte di profitto. L'azienda deposita comunque il brevetto nel 1977 e continua a investire in ricerca e sviluppo, tra il 5 e il 6% delle vendite, ma lascia che la tecnologia resti in un cassetto.

La concorrenza corre, Kodak resta ferma

Mentre Kodak esita, Casio, Sony, Canon e Nikon lanciano le loro fotocamere digitali tra il 1995 e il 1997, senza il freno di dover proteggere un business della pellicola. Secondo il video, già nel 1979 un dirigente Kodak, Larry Matteson, definiva inevitabile il passaggio al digitale entro il 2010, ma notava anche che la pellicola generava fino a 70 centesimi di profitto per dollaro di vendita, contro pochi centesimi del digitale: aspettare sembrava la scelta razionale.

Kodak prova strade intermedie, come i chioschi Picture Maker o il sistema Easyshare, nel tentativo di far convivere digitale e stampa. Ma i numeri non tornano: nel 2001 le sole fotocamere digitali fanno perdere all'azienda circa 150 milioni di dollari, e il pareggio arriva solo nel 2003.

Il crollo

Nel 2005, racconta Starting Finance, i ricavi digitali crescono ma con margini molto più bassi di quelli della pellicola (18,6% contro 30%), mentre il business tradizionale crolla. Quell'anno Kodak registra una perdita netta di oltre 1 miliardo di dollari e annuncia 25.000 licenziamenti.

Il bilancio del 2011 è impietoso: ricavi a 6 miliardi (-16%), perdita netta di 764 milioni, liquidità dimezzata in un anno. Le passività superano di 2,3 miliardi il valore degli attivi. Nel 2012 Kodak dichiara bancarotta tramite il Chapter 11, viene estromessa dalla Borsa di New York e, paradossalmente, annuncia che smetterà di produrre fotocamere digitali.

Per sopravvivere vende circa 1.100 brevetti digitali a un consorzio che include Apple, Google, Microsoft, Amazon e Samsung, per 525 milioni di dollari, molto meno dei 2,6 miliardi stimati da una valutazione esterna. Gli azionisti storici perdono tutto il capitale investito.

Oggi, conclude il video, Kodak sopravvive come entità molto più piccola: nel 2025 fattura appena 1,7 miliardi contro i quasi 16 del 1996, un calo del 93%, con soli 3.005 dipendenti contro i 145.000 degli anni '80. L'attività si concentra ormai su stampa commerciale e prodotti chimici industriali.

Questo articolo riassume le opinioni espresse da Starting Finance nel video: non è una consulenza finanziaria né una raccomandazione di investimento.

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Fuentes

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