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Raffaele Sollecito a One More Time: la vita prima e dopo il caso Meredith

Nel podcast di Luca Casadei, l'ingegnere informatico ripercorre infanzia, processo e vita dopo l'assoluzione definitiva del 2015

Un racconto intimo, lontano dalle cronache giudiziarie: così PODCAST ONE MORE TIME presenta la puntata dedicata a Raffaele Sollecito, ospite di Luca Casadei per ripercorrere la sua vita prima e dopo il caso Meredith Kercher. Il conduttore lo chiarisce fin da subito: non sarà un approfondimento giornalistico sui fatti del processo, ma un viaggio emotivo nella storia dell'uomo.

L'infanzia e la separazione dei genitori

Sollecito racconta di essere nato a Bari nel 1984 e cresciuto a Giovinazzo, in una famiglia che definisce tradizionale. Suo padre, chirurgo e medico legale, decise di separarsi dalla madre quando Raffaele aveva 8 anni, in un'epoca e in un contesto, dice, in cui le separazioni erano ancora rare e giudicate. Secondo il suo racconto, quel conflitto tra i genitori lo ha segnato profondamente, pur non essendogli mai mancato amore né, materialmente, nulla.

Il rifugio nei videogiochi e nei manga

Per sfuggire al disagio familiare, racconta di essersi rifugiato nell'informatica, nei videogiochi e nella cultura giapponese, fino a definirsi un nerd quando, dice, "il nerd era ancora veramente lo sfigato". Parla anche di un rapporto difficile col cibo, un vero e proprio disturbo alimentare legato, a suo dire, all'insicurezza nelle relazioni con le ragazze durante l'adolescenza.

Il trasferimento a Perugia e il peso del passato

Il racconto prosegue con la scelta di andare all'università a Perugia, vissuta come una fuga da un contesto familiare pesante. Sollecito accenna poi rapidamente al caso: lui e Amanda Knox, spiega, sono stati assolti in via definitiva nel 2015, dopo l'omicidio avvenuto nella notte del primo novembre 2007.

Il peso del pregiudizio nel lavoro

Sollecito, oggi ingegnere informatico specializzato come architetto cloud con certificazioni Amazon Web Services, racconta un episodio del 2018: aveva accettato un lavoro in Francia, trovato tramite LinkedIn, ma fu licenziato dopo due giorni quando l'azienda scoprì il suo passato giudiziario, arrivando a proporgli dimissioni a pagamento che lui rifiutò. Definisce il suo passato "un'arma a doppio taglio": da un lato ha creato pregiudizio, dall'altro lo ha allontanato da persone che, dice, vivono di pregiudizio e che non gli servono nella vita.

I debiti legali e l'eredità della madre

Uno dei passaggi più concreti riguarda i costi legali: tra sé e il padre, racconta, la battaglia giudiziaria è costata oltre un milione di euro. Per pagare gli avvocati ha dovuto vendere l'eredità ricevuta dalla madre, scomparsa, ma dice di essere ancora in debito. È in attesa di una pronuncia della Corte Europea su una richiesta di risarcimento di 512.000 euro, cifra che gli servirebbe per coprire i debiti residui.

La vita in Germania e il rapporto con l'Italia

Sollecito spiega di vivere a Berlino per riprendere il tedesco, utile alla sua carriera dopo esperienze lavorative nell'automotive e in un'istituzione europea. Dice di voler restare lontano dall'Italia, non avendo più fiducia nelle istituzioni che, a suo dire, invece di scusarsi hanno continuato a colpirlo.

Il bilancio finale

Alla domanda conclusiva su come stia, Sollecito risponde di vivere un periodo pieno di progetti, a tratti difficile da contenere, ma di sentirsi comunque soddisfatto dei risultati raggiunti nonostante le difficoltà, e racconta di pensare che sua madre, ovunque sia, possa essere fiera di lui.

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